Il falso allarme che ti fa perdere soldi

Il falso allarme che ti fa perdere soldi

Ripensavo ad una situazione raccontata da un mio cliente, semplice nella forma ma molto più significativa di quanto possa sembrare.

Per lui era una mattinata piena, con una consegna da chiudere e una serie di cose già in ritardo. Accende il computer come sempre, ma questa volta non parte subito. Schermo nero.

Aspetta qualche secondo. Riprova più volte ma nulla, il pc non va.

Per lui non era assolutamente chiaro cosa stesse succedendo. Si ritrovava in una di quelle situazioni ambigue in cui non sai se è un problema serio o solo un avvio lento.

Nel frattempo però hai tutto il resto in testa. Le scadenze, le consegne, il fatto che devi iniziare a lavorare subito.

Allora, nella sua mente annebbiata, parte subito il pensiero del pc rotto e che qualcosa va riparata.

Il suo comportamento da quel momento cambia radicalmente, il suo desiderio è solo quello di uscire da questa situazione il prima possibile.

Prova a muovere il cavo, a staccarlo e riattaccarlo, ma lo fa in modo distratto, più per confermare il problema che per risolverlo davvero.

Poi pensa di chiamare un tecnico. Non perché sia certo del guasto, ma perché non vuole rischiare di perdere la giornata.

Nel frattempo, continua a riprovare, senza però guardare davvero quello che sta facendo.

Dopo un po’, quasi per caso, prende in mano il cavo di alimentazione e lo osserva meglio. Era leggermente sfilacciato vicino all’attacco, con un contatto intermittente.

Lo sistema con calma, lo reinserisce bene e prova di nuovo. Il computer si accende normalmente.

Non era un guasto reale, era un falso allarme amplificato dalla fretta.

Il tecnico era già stato chiamato, quindi una spesa inutile era ormai praticamente decisa.

La cosa interessante non è il problema tecnico, che è banale, ma quello che succede quando sei sotto pressione. Il cervello smette di esplorare le opzioni e passa direttamente alla soluzione più drastica.

E questo schema non vale solo per un computer, ma ti succede anche con i soldi.

Nel mio lavoro lo vedo continuamente.

Persone che davanti a un movimento di mercato o a un risultato che non arriva subito, iniziano a immaginare scenari peggiori del reale e prendono decisioni per liberarsi dall’ansia, non per migliorare la situazione.

Quando un investimento scende, quando un progetto rallenta, quando qualcosa non va come previsto, la prima reazione è quasi sempre la stessa.

Non analizzare, ma reagire.

Un mercato che scende, una spesa imprevista, un rendimento più basso del previsto. Tutto sembra urgente, ma raramente lo è davvero.

La differenza tra una buona decisione e una cattiva, molto spesso, non è l’intelligenza o l’esperienza. È il tempo che ti concedi prima di agire.

Ed è qui che entro in gioco io. Il mio lavoro non è dirti cosa comprare o vendere, ma aiutarti a non prendere decisioni sbagliate nei momenti peggiori. A mettere distanza tra te e l’urgenza, a riportarti sui fatti quando tutto sembra più grave di quello che è.

Perché quando rallenti anche solo di qualche minuto, smetti di rispondere all’ansia e torni a rispondere ai fatti.

E molto spesso, è proprio lì che si fanno le scelte migliori.

Nei momenti difficili non serve reagire. Serve lucidità. E qualcuno che ti aiuti a mantenerla. 

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